Associazione la Cordata | La nostra storia
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Chi Siamo

La nostra struttura di Capodacqua di Assisi è la sede operativa. Ci sono attualmente 11 giovani, tutti provenienti da situazioni di disagio e che stanno reinserendosi positivamente nella società.

L’Associazione non ha nessun dipendente, ma vive solo di volontariato.

Il cuore e l’anima de La Cordata sono Giovanna Catelotti e Don Gianfranco Laiolo.

Giovanna segue la parte legata ai problemi materiali, organizzativi e segue i giovani nel campo del sociale, mentre Don Gianfranco è impegnato nella parte spirituale sempre pronto ad accogliere tutte le persone che hanno bisogno di un sostegno.

La Nostra Storia

L’inizio

Abbiamo iniziato sulla strada, a Torino, nel quartiere “barriera di milano”, nel 1980Stavamo in strada, nei bar, sulle panchine, nei giardinetti, cercando l’incontro con questi giovani sbandati, per diventare, un po’ alla volta, loro amici. Vivevamo le giornate insieme, incontrando i vari gruppetti o bande, sperando di arrivare ad un colloquio personale con ognuno. Man mano incontravamo situazioni piene di solitudine e di sofferenza e noi cercavamo di condividerle. Questi giovani, un po’ alla volta, ci venivano portati via quasi tutti, perché venivano arrestati e portati in carcere. Difronte a questa drammatica realtà è maturata in noi, frutto dell’amicizia, l’esigenza di andare a trovarli in carcere e portar loro conforto e speranza. Per circa 20 anni siamo andati in carcere a trovare questi ragazzi e altri che, venuti a conoscenza della nostra presenza, ci volevano incontrare. Siamo diventati assistenti volontari penitenziari e siamo venuti a conoscenza di tante situazioni difficili. Stando un po’ sulla strada e in carcere, conoscendo di più i problemi di questi ragazzi, siamo arrivati alle loro famiglie, all’interno delle quali sono presenti tanti drammi. Nel frattempo, in quegli anni ottanta e novanta, parecchi di questi nostri ragazzi si ammalavano di AIDS e noi stavamo loro vicini, aiutandoli a non sentirsi soli di fronte al grande peso della morte. Cercando di condividere sempre di più la loro esistenza così tribolata, abbiamo conquistato la loro amicizia, il loro rispetto e la loro stima, pur con alcune, inevitabili eccezioni.

Casa Ferrere

Dopo dodici anni di strada, dietro alle loro richieste di aiuto, abbiamo aperto le comunità.

Nel 1992 abbiamo aperto la prima Comunità a Ferrere d’Asti, che diventa anche la sede legale della nostra Associazione. Viviamo con questi ragazzi, che vogliono dare una svolta alla loro vita.

Alla base di tutto, mettiamo la fiducia nella divina Provvidenza e decidiamo di non chiedere le rette a nessuno, né alle strutture pubbliche, né alle famiglie, perché i ragazzi possano toccare con mano il grande valore educativo della gratuità e imparino così ad apprezzare di nuovo le piccole cose, e ringraziare per i tanti doni sparsi durante la giornata, a non pretendere e a non dare nulla per scontato. Quando cominciano a sentirsi voluti bene, allora cominciano a rifiorire.

Intanto noi impariamo insieme a loro quanto è grande la vita, l’amore, la sofferenza, la gioia della rinascita e la ricostruzione della loro vita.

Ben presto la nostra casa di Ferrere si riempie e andiamo alla ricerca di un’altra casa, per non dire di no a quei ragazzi che ci chiedono aiuto, per cambiare la loro vita.

Casa Alice

La Divina Provvidenza, grazie ad un nostro amico, ci fa trovare una casa ad Alice Superiore, nei pressi di Ivrea; e ci fa arrivare tutti gli aiuti necessari per poterla ristrutturare. Nel 1993 li accogliamo i primi ragazzi. Intanto la Divina Provvidenza guida le nostre giornate e non ci fa mai mancare il necessario per vivere.

Casa Chieri

I ragazzi aumentano e nel 1996 apriamo la nostra terza comunità a Chieri. È una proprietà del Cottolengo di Torino che ci viene data in comodato d’uso.

Dal 2001 al 2006 abbiamo avuto ragazze madri con i loro bimbi e ragazze che si toglievano dalla strada della prostituzione. È stata un’esperienza dura, ma molto bella, perché alcune di queste mamme sono riuscite ad inserirsi bene nella società e dare ai loro bimbi dignità e sicurezza.

Casa Pralormo

Nel 2007, coi dovuti permessi, vendiamo la casa di Alice Superiore e ne compriamo una a Dusino San Michele (AT) sempre per accogliere i nostri ragazzi. Abbiamo fatto questa scelta per avere più vicine le nostre case, poiché Alice Superiore è troppo lontana per raggiungerla quotidianamente. Dal 2007 abbiamo iniziato una nuova esperienza. Con alcuni dei nostri ragazzi, che hanno già terminato il programma di ricupero, ogni giovedì sera ci rechiamo alla stazione ferroviaria “Porta Susa” di Torino, per incontrare i senza tetto. Portiamo loro cibo, bevande calde, indumenti, coperte e soprattutto tanta amicizia, tanto ascolto e condivisione. È successa una cosa molto bella. Alcuni di loro, un po’ alla volta, sentendo la nostra amicizia, hanno lasciato la stazione, ma soprattutto hanno lasciato la loro vecchia vita, fatta di solitudine e di tanti rischi, per venire da noi, nella nostra casa di Pralormo, casa che abbiamo aperto nel 2008, una casa che ci è stata data in comodato. In tutti questi anni abbiamo affittato degli alloggi nei paesi vicini per i ragazzi che finivano il percorso rieducativo in comunità e cominciavano la fase del “rientro” in società, fase molto delicata. I ragazzi hanno ancora delle regole, hanno un responsabile, in modo che il passaggio dalla comunità alla vita sociale sia graduale. Abbiamo anche affittato degli alloggi per alcuni dei nostri ragazzi che hanno finito tutto il percorso, e per mamme coi loro bimbi per dare loro la possibilità di trovare una sistemazione.

Casa Assisi

Dopo trent’anni di vita vissuta in questo modo, in mezzo ai giovani, ai loro drammi e alle sofferenze di tante famiglie… non ce la facciamo più, siamo “logori dentro” e sentiamo il desiderio di vivere con un po’ più di preghiera, di ascolto della Parola e di accogliere chi bussa alla nostra porta desideroso di essere ascoltato, per ricevere un po’ di luce, speranza e conforto. Sentiamo il bisogno di stare in silenzio davanti a Dio e di affidarGli, uno per uno, i nostri ragazzi incontrati in carcere, sulla strada, in un letto di ospedale, ai processi, in comunità.  Per questo desiderio di preghiera e perché eravamo molto stanchi e molto provati dalla sofferenza dei nostri poveri, con cui cercavamo di condividere il più possibile, nel settembre del 2010 siamo venuti ad abitare a Capodacqua di Assisi con undici dei nostri ragazzi, che avevano fatto con noi il cammino di recupero. Viviamo e preghiamo insieme. Col passare dei giorni, alcuni di loro trovano lavoro e vanno ad abitare in posti vicino a noi.  Nel frattempo il Signore, ancora una volta, fa sentire nel nostro cuore la sua voce, che ci fa capire di accogliere le ragazze madri coi loro bimbi, donne che subiscono violenza, ragazze madri che escono dal carcere e non hanno un luogo dove andare.